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Sono qui elencati i vari fondi collezionistici che formano le collezioni della Biblioteca Estense Universitaria.

ANTICO FONDO ESTENSE

Con la denominazione “Antico Fondo Estense” si identifica l'insieme del patrimonio manoscritto e a stampa della biblioteca della Casa d'Este, costituita e conservata nella sede originaria di Ferrara, dal XIV al 1598, e trasferita poi a Modena, nuova Capitale del Ducato, fino al 1859

Significativa è la presenza di manoscritti, anche splendidamente miniati, e di opere a stampa del XV secolo, contenenti testi classici e scientifici, riconducibili ai gusti della Corte e all'attività dello Studio ferrarese. Basti pensare al Messale e alla Bibbia di Borso, al Breviario di Ercole, ma anche al libro xilografico noto come Apocalypsis Johannis e al Lancelot du Lac (1494). Nel XVI secolo si registrano acquisizioni importanti dovute ad Alfonso II, che salva dalla dispersione i codici greci già di Alberto III Pio di Carpi, acquista un gran numero di codici corviniani e dà inizio alla raccolta musicale estense.

Dopo il trasferimento a Modena del 1598, già nel Seicento il patrimonio della biblioteca riprende a consolidarsi, ma si dovrà aspettare il XVIII secolo perché, con le figure di grandi bibliotecari come Muratori, Zaccaria e Tiraboschi, la Biblioteca torni viva e attenta alle novità bibliografiche. Da ricordare è l'acquisto da parte di Tiraboschi di circa 3500 volumi a stampa della libreria del nobile modenese Alfonso Vincenzo Fontanelli. Dalle soppressioni degli ordini religiosi entrano importanti fondi manoscritti e a stampa delle librerie dei Gesuiti (1773), dei Teatini (1782-83), dei Benedettini, dei Barnabiti, degli Agostiniani (1796-1814). Dopo la Restaurazione il bibliotecario Antonio Lombardi tenta di ricostruire la raccolta estense, recuperando a Parigi i manoscritti finiti alla Bibliothèque Nationale a causa delle spoliazioni napoleoniche; lo stesso recupero non riesce per le opere a stampa, dai Francesi restituite in edizioni diverse e meno preziose, a volte addirittura mutile. Nel XIX secolo sono da ricordare l'acquisizione delle opere a stampa del medico e botanico modenese Giuseppe Maria Savani (1810) e la ricca eredità del marchese padovano Tommaso Obizzi del Catajo (1817), con oltre 300 codici, tra i quali La vita di Cristo del Glockendon , il Liber physiognomiae e raffinati Libri d'Ore. Da menzionare, infine, anche gli incunaboli donati dal duca Francesco IV e dal fratello Massimiliano (1825-1837), la raccolta di Giulio Besini (1837), capo della polizia ducale ai tempi di Francesco IV e la libreria del botanico e bibliofilo Giovanni Brignoli de Brunhoff (1857).

RACCOLTA CAMPORI

La raccolta è stata lasciata dal marchese bibliofilo Giuseppe Campori (1821-1887) al Comune di Modena, con obbligo di deposito permanente presso la Biblioteca Estense. È ricca di oltre 5000 volumi, per la maggior parte manoscritti, dal XIV al XIX secolo; ci sono codici miniati, soprattutto Libri d’Ore, diplomi di laurea, ma anche i famosi Taccuini Piranesi e preziosi esempi di cartografia nautica manoscritta del Seicento. Ai volumi si aggiunge, di straordinaria importanza, l’Autografoteca Campori, costituita da oltre 100.000 autografi di principi, duchi, artisti, letterati, scienziati, musicisti.

ARCHIVIO MURATORIANO

L’Archivio muratoriano contiene materiale proveniente per la maggior dalle raccolte personali di Lodovico Antonio Muratori. Esso non ospita soltanto documenti preziosi per lo studio della vasta produzione muratoriana, ma anche per la ricostruzione della storia intellettuale d’Europa: nell’Archivio muratoriano sono infatti raccolte le epistole che Muratori ha ricevuto da letterati ogni paese (si contano più di 2000 corrispondenti e oltre 20.000 lettere).

Le carte di Lodovico Antonio Muratori, così come la maggior parte dei suoi beni, furono lasciate in eredità ai nipoti, Giovanni Francesco (Vignola 1701 – Modena 1769; sacerdote, preposto della Pomposa e archivista ducale) e Antonio Fortunato Soli Muratori (Vignola 1703- Modena 1754). Può sorprendere che il testamento olografo, steso il 17 aprile 1744, non fornisse indicazioni particolari circa la destinazione delle carte, che pure rappresentavano il frutto di un infaticabile lavoro intellettuale protrattosi per più di cinquant’anni. Sino all’inizio del Novecento, l’Archivio Muratoriano fu pertanto collocato al terzo piano di Palazzo Muratori, in via San Giovanni del Cantone. Solo nel 1902 Alessandro Muratori riuscì a trovare un accordo col Comune di Modena, e l’archivio poté così entrare a far parte delle collezioni della Biblioteca Estense.

Tra il 1858 e 1859 Pietro Paolo Soli Muratori riorganizzò il materiale dell’archivio per materia, distribuendolo in 7 sezioni:

  1. Studi [filze 1-3]
  2. Opere scientifiche e letterarie [filze 4-7]
  3. Opere teologiche e morali [filze 8-14]
  4. Opere storiche e erudite [filze 15-37]
  5. Documenti e notizie [filze 38-44]
  6. Autobiografie, Diplomi ed Epistolario (cioè lettere o minute dello stesso M. raccolte dal nipote, ndr.) [filze 45-58]
  7. Corrispondenza epistolare [dalla filza 49-87]

RACCOLTA PIO FALCO'

La raccolta, acquisita nel 2001, comprende circa 7000 volumi e 66 manoscritti. E' la biblioteca dei Falcò Pio di Savoia, che si trovava a Villa Falcò-Mombello di Imbersago, messa in vendita dall'ultimo erede, il nipote di Sveva Colonna, moglie del principe Alfonso, ultimo rappresentante della Casata. Di particolare rilievo un nucleo di testi in lingua spagnola soprattutto antichi, di carattere erudito di storia, letteratura, geografia, araldica. Tra i manoscritti è da segnalare la presenza di un testo che si riteneva perduto: un testimone, risalente alla fine del Cinquecento-primi del Seicento, della commedia spagnola la Farsa della Costanza di Cristobal de Castillejo (1490-1550). Comprende anche mappe realizzate tra la fine del Seicento e la fine dell’Ottocento. Più vari i testi dell'Ottocento-Novecento, evidentemente legati interessi dei membri della famiglia, che arricchirono la biblioteca nel tempo: ci sono volumi di letteratura, arte, religione, storia, libri di viaggio e guide turistiche. Da segnalare, infine, il nucleo di libri per ragazzi, in lingua inglese e francese, riccamente illustrati e legati.

RACCOLTA AMICI

La Raccolta è stata donata all’Estense nel 1926 e consta di 60 cassette, contenenti carte, lettere e fotografie di interesse scientifico. Il modenese Giovan Battista Amici (1786-1863), infatti, fu il più importante costruttore italiano di strumenti ottici nell’Ottocento e uno dei maggiori del suo tempo a livello internazionale. Dando contributi importanti nel campo dell’ottica microscopica, realizzò telescopi, cannocchiali, meridiani, prismi e camere lucide e condusse osservazioni astronomiche e naturalistiche di grande rilievo per provare gli strumenti costruiti.

RACCOLTA FORNI

La Raccolta comprende circa 5000 volumi a stampa, tra cui 13 incunaboli, 484 manoscritti, 13 manoscritti musicali e carte geografiche. Ha un carattere locale, con riferimenti a personaggi e avvenimenti della corte ducale. Vanta una ricca dotazione cartografica che spazia dal Sette all’Ottocento. Il suo nucleo originario si deve al chierico modenese Matteo Pagliaroli, che, interessandosi di storia letteraria e di antichità, la formò nella prima metà del XVIII secolo. Per via successoria, la biblioteca passò ai conti Forni. Dopo la morte di Giuseppe Forni, in ottemperanza a una convenzione da lui stipulata nel 1981 con i figli Carlo e Giulio, gli eredi Forni hanno depositato in perpetuo la raccolta di famiglia presso la Biblioteca Estense, mantenendone la proprietà a favore dei figli e dei discendenti maschi.

RACCOLTA FERRARI MORENI

Donata tra il 1934 e il 1937, è la biblioteca di Giovanni Francesco Ferrari Moreni e del figlio Giorgio, entrambi bibliofili e modenesi impegnati nella vita pubblica cittadina. La raccolta comprende più di 2000 volumi, 219 cassette di opuscoli e fogli volanti prevalentemente stampati a Modena, 121 cassette contenenti documenti vari relativi a famiglie modenesi del tempo, e 32 cassette di drammi per musica. Giorgio Ferrari Moreni, particolarmente legato alla Biblioteca Estense, aveva, inoltre, donato, ancora in vita, sei preziosi incunaboli, tra i quali un esemplare unico, la Meditatione della passione di Cristo di Bernardo di Chiaravalle del 1499. A lui si deve, in qualità di assessore agli archivi e musei civici, il riordino provvisorio della raccolta di autografi e manoscritti lasciata dal marchese Giuseppe Campori in eredità al Comune con obbligo di deposito presso la Biblioteca Estense.

FONDO CRESPELLANI

Il Fondo è costituito da 35 cassette contenenti gli studi, il carteggio e le fotografie dell’archeologo modenese Arsenio Crespellani (1828-1900), che fu Direttore del Museo Civico di Modena e fondatore e direttore del Museo Archeologico di Bazzano. La raccolta è pervenuta per sua volontà testamentaria nel 1901, tramite la vedova Emilia Palmieri.

FONDO E RACCOLTA FORMIGGINI

Comprende gli archivi e la biblioteca dell'editore modenese di origini ebraiche Angelo Fortunato Formiggini (1878-1939), da questi espressamente lasciata alla Biblioteca Estense. Vi troviamo: l'Archivio editoriale di oltre 25.000 pezzi che documentano l'attività e la corrispondenza della casa editrice; l'Archivio familiare, con documenti relativi alla famiglia Formiggini, gioiellieri di fiducia degli Este dal 1629; i 33 Manoscritti della Casa del Ridere e l'Archivio Grafico Formiggini, che insieme a cartoline e bozzetti custodisce sei album di una collezione di coperchi di scatole di fiammiferi tra Otto e Novecento. La biblioteca è formata dalla Raccolta Formiggini (la biblioteca personale dell'editore), la Miscellanea Formiggini (144 cassette di opuscoli) e la Casa del ridere (2290 volumi e più di 200 periodici, una specie di “Biblioteca e Museo di tutto ciò che attiene al ridere senza limiti di tempo e di geografia”, per usare le parole dello stesso Formiggini). Tra i 198 Libri con dedica degli autori sono presenti quelli di Aleramo, Marinetti e Prezzolini.

RACCOLTA BERTONI

Donata nel 1982, comprende la Biblioteca, ricca di oltre 17.000 volumi, e il carteggio del filologo modenese Giulio Bertoni (1878-1942), Accademico d'Italia, protagonista illustre della cultura nazionale e internazionale nella prima metà del XX secolo. Noto per i suoi studi sulla poesia provenzale, a Bertoni si deve la riscoperta nella raccolta Campori della parte perduta del rimario di Bernard Amoros, che completa il testimone conservato dalla Biblioteca Riccardiana di Firenze. Tra i suoi corrispondenti vanno ricordati insigni studiosi, quali Spitzer, Novati, Barbi, Bruneau, Ungaretti, Momigliano, Calcaterra, Devoto, Zingarelli, Croce, Gentile, Papini, Bontempelli, Malaparte, Cecchi, Ojetti e Sapegno.

RACCOLTA HUGUES

Donata alla biblioteca nel 1920, la collezione del modenese Chiaffredo Hugues conta oltre cento mappe topografiche e piante di città, principalmente dell’Ottocento, 4 cassette di lettere e documenti, 1.989 volumi e 860 opuscoli. L'ambito di interesse è artistico e filologico.

RACCOLTA BERTACCHINI MATTIOLI

Donata alla biblioteca fra 1945 e 1946, include diciotto mappe del secondo Ottocento (alcune prodotte dalla Justus Perthes di Gotha), oltre ad alcuni manoscritti, 598 volumi a stampa e 51 opuscoli, di argomento giuridico, filosofico e scientifico.

RACCOLTA SORBELLI

Entrata in Biblioteca per dono nel 1946, la raccolta di Albano Sorbelli (1875-1944), storico e bibliografo frignanese, direttore della Biblioteca dell’Archiginnasio dal 1904 al 1943, consta di 1917 manoscritti. Nota anche come Raccolta di Ca’ d’Orsolino, dal nome della dimora nella frazione di Benedello, nel Frignano, dove Sorbelli si rifugiava d’estate, riunisce materiali provenienti dalle raccolte di famiglia, doni ricevuti da parte di famiglie e personalità del territorio frignanese, ed acquisti da lui effettuati sul mercato antiquario modenese e bolognese.

RACCOLTA DONDI

Donata nel 1905, raccoglie 555 volumi miscellanei, di argomento storico e religioso.

Il fondo musicale estense

Il fondo musicale della Biblioteca Estense Universitaria rappresenta una delle più prestigiose raccolte musicali dinastiche europee e comprende manoscritti ed edizioni rare a stampa che vanno dalla metà del Cinquecento alla fine dell’Ottocento, testimonianze del grande interesse dei duchi d’Este per l’arte musicale durante i secoli, sia dal punto di vista del collezionismo sia da quello della produzione, esecuzione e committenza della corte.

La collezione così come la conosciamo oggi – identificabile attraverso la segnatura MUS – è frutto di una stratificazione di materiali di varia provenienza avvenuta in momenti successivi.

  • Del periodo ferrarese e del governo di Alfonso II (1559-1597), restano tracce dell’attività dei più noti e accreditati musicisti di corte: dai madrigali, ai mottetti polifonici, fino ai generi musicali profani più in voga nel Cinquecento come frottole, chansons e villanelle di autori francesi e italiani. Poco rimane del primo Seicento, a causa delle inevitabili perdite di materiali avvenute durante il trasferimento della corte estense – e della sua intera biblioteca – a Modena, nuova capitale ducale, dopo il 1598: fonti legate all’attività musicale della Cattedrale di Modena e dei suoi maestri come Orazio Vecchi, oltre a raccolte di madrigali di diversi autori, tra cui Claudio Monteverdi.
  • Con Francesco II (1674-1694), grande mecenate che contribuì alla crescita e al riordino della collezione, la produzione musicale a corte fiorì, grazie ai contributi di compositori noti come Alessandro Scarlatti, Giovanni Paolo Colonna o Giuseppe Colombi; in particolare, è giunta fino a noi una delle raccolte più complete delle opere di Alessandro Stradella. A questi si aggiunsero oratori, partiture basate su testi di poeti e letterati di corte, cantate da camera legate all’attività dell’Accademia dei Dissonanti e di artisti del calibro di Giovanni Bononcini o Giovanni Battista Vitali. Buona parte delle fonti della collezione di Francesco II sono caratterizzate da una legatura particolare, in carta marmorizzata, descritta anche come ‘cartoncino fiammato’ dai bibliotecari estensi Giovanni Antonio Panelli e Pellegrino Loschi a metà del Settecento. Accanto a legature di manifattura più raffinata, non mancano tuttavia libri parte e partiture d’uso, destinati all’esecuzione e contenenti modifiche, note a margine, aggiunte.
  • L’attività teatrale di Modena, avviatasi a fine Seicento per raggiungere il culmine nel Settecento, è testimoniata dalla presenza di svariati melodrammi, esempi di opera napoletana ma anche prodotti della scena operistica emiliana, da Angelo Catelani a Luigi e Bonifazio Asioli.
  • Tra Sette e Ottocento, al nucleo originario estense ne furono aggregati altri, provenienti da importanti raccolte straniere, lasciti e donazioni, tra cui spicca l’ampia collezione del principe Elettore di Colonia e arcivescovo di Bonn, Maximilian Franz d’Asburgo, giunta a Modena dopo l’unità d’Italia, contenente testimonianze di musica sacra, strumentale e operistica tardo settecentesca, in buona parte di compositori tedeschi, francesi, austriaci e boemi come Johann Christian Bach, Franz Joseph Haydn o Wolfgang Amadeus Mozart.
  • Un’ultima appendice è rappresentata dai cosiddetti “Frammenti”, in cui si trovano partiture, parti, spartiti, fogli sciolti relativi a composizioni strumentali e vocali sette e ottocentesche, in alcuni casi di incerta riconoscibilità e di diversa provenienza, riconducibili in buona parte al nucleo mitteleuropeo e all’Ottocento musicale modenese.

Tra i numerosi tentativi di riordino e censimento del fondo musicale ad opera dei bibliotecari estensi si ricordano, in particolar modo:

  • il primo inventario redatto da Giovanni Antonio Panelli e Pellegrino Loschi intorno al 1750;
  • i lavori di indicizzazione del musicista e bibliofilo Angelo Catelani a metà Ottocento;
  • il Catalogo alfabetico descrittivo della Raccolta musicale estense di Alessandro Giuseppe Spinelli (1892), che riporta le attuali segnature della collezione;
  • il Catalogo delle opere musicali esistenti nelle Biblioteche e negli Archivi pubblici e privati. Città di Modena. R. Biblioteca Estense, compilato nel 1923 dal bibliotecario Pio Lodi;
  • i più recenti i lavori di riordino e indicizzazione compiuti da Alessandra Chiarelli, in particolare il volume I codici di musica delle raccolte estensi. Ricostruzione dell’inventario settecentesco (1987)